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Dal Casertano: Le mani del clan sui terreni dell’alto casertano: 25 arresti

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Le mani del clan Sangermano di San Paolo Belsito sui terreni agricoli di località Campozillone di Mignano Monte Lungo e di Conca della Campania. E’ una delle circostanze che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 25 persone ritenute appartenenti al clan Sangermano, tra cui i capi Nicola ed Agostino Sangermano e Michele Sangermano. Tra gli arrestati figura anche Giovanni Marra, 43enne di Mignano Monte Lungo, che si sarebbe attivato per fare in modo che un terreno venisse venduto a Michele Sangermano (anche lui tra i destinatari del provvedimento) anche a suon di minacce ed incendi.

I finanziamenti per le nocciole

Ma qual era l’interesse del clan a investire sui terreni dell’Alto Casertano? Dalle indagini, svolte dai carabinieri di Castello di Cisterna e della Direzione Investigativa Antimafia, è emerso come il clan Sangermano volesse “monopolizzare dei terreni nella zona dell’Alto Casertano”, prevalentemente boschivi, per trasformarli illecitamente in terreni coltivabili a nocciole e provando ad accedere, su suggerimento del commercialista Clemente Muto (anche lui arrestato), ai finanziamenti a fondo perduto ed ai contributi agevolati rivolti all’agricoltura da parte della Comunità Europea. Per questo Michele Sangermano avrebbe effettuato l’acquisto di diversi terreni nell’area casertana insieme a Paolo Nappi, legato da vincoli di parentela con Agostino Sangermano, e che si sarebbe occupato delle varie problematiche relative quei terreni insorte in seguito all’arresto di Michele Sangermano. 

Proprietari minacciati per vendere: “Mi hanno bruciato casa”

In tale contesto si inserisce la figura di Giovanni Marra, un taglialegna di Mignano Monte Lungo che avvicinava i proprietari terrieri per nome e per conto di Michele Sangermano, inducendoli a vendere i propri terreni a Mignano Monte Lungo. E a riferire agli inquirenti sulla sua figura è una delle vittime. L’uomo ha raccontato di aver subito minacce sia dirette da parte di Sangermano: “Se non la finisci ti faccio piangere per il resto dei tuoi giorni”, sia da parte di Marra ed un’altra persona, sempre per conto di Sangermano. La vittima ha riferito agli inquirenti di essersi opposto alla vendita del suo terreno e che per questo gli sarebbe stata incendiata parte della casa. 

L’inchiesta dei carabinieri

L’attività investigativa, svolta dal 2016 al 2019, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha consentito di evidenziare l’operatività del sodalizio criminale, con base a San Paolo Bel Sito (NA) e con interessi in gran parte nell’agro nolano ed in una parte della provincia di Avellino, tendente ad affermare il proprio controllo egemonico sul territorio di interesse, anche con la disponibilità di una importante quantità di armi comuni da sparo. Le indagini hanno fatto emergere plurime condotte estorsive poste in essere dal sodalizio attraverso l’imposizione di articoli caseari a numerosi esercizi commerciali della zona, nonché l’induzione degli imprenditori all’acquisto di provviste per l’edilizia da una sola rivendita di riferimento. Il sodalizio si assicurava importanti profitti economici anche attraverso l’attività di riciclaggio, l’illecito esercizio della professione creditizia e la concorrenza illecita esercitata grazie alla forza di intimidazione promanante dalla perdurante azione associativa sul territorio. A dimostrazione della pressante presenza del clan sul territorio, nel corso della processione della patrona del paese, l’effigie della Santa era stata fatta “inchinare” innanzi l’abitazione del capo clan. Nel corso delle attività, i carabinieri hanno dato esecuzione anche ad un decreto di sequestro preventivo, per un valore di circa 30 milioni di euro, su immobili (terreni e fabbricati), società, autovetture e rapporti finanziari.

CasertaNews

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