“Siamo pronti”, rilancia Giorgia Meloni; “Bruxelles, Parigi e Berlino si mettano il cuore in pace. Domenica votano gli italiani”, urla Matteo Salvini; “Scholz pensi al tetto del gas non al voto in Italia” dice Maurizio Lupi; “il centrodestra è unito”, afferma Silvio Berlusconi.

Il centrodestra si presenta giovedì sera in piazza del Popolo a Roma per prendere l’impegno di “governare cinque anni”. Rispedendo al mittente tutti gli attacchi piovuti in campagna elettorale e i timori che qualora la coalizione dovesse vincere le elezioni l’Italia rischierebbe di finire nel baratro.

Il messaggio è quello che sottolinea Giorgia Meloni: “La sinistra sostiene che “all’estero non sono contenti”, che “l’Europa non consentirà” un governo di centrodestra, “il circolo del golf di Capalbio è preoccupato. E poi gli attori, i cantanti e gli influencer di TikTok… Ma sapete cosa? Non ci interessa cosa dice questa gente, ma come la pensano gli italiani”.

Una difesa a spada tratta del reddito di cittadinanza con la consapevolezza che la misura “va rafforzata”. Giuseppe Conte all’AGI ricorda che “questa misura protegge oltre 3 milioni di persone e il 46% dei percettori sono ‘lavoratori poveri’”.

E allo stesso tempo sferza i ‘governatori’. “Quanto alle politiche attive e ai Cpi (di competenza regionale), 14 Regioni su 20 sono governate dal centrodestra: devono fare di più”, sottolinea. Il presidente M5s illustra le proposte di politica economica del Movimento 5 stelle. Dal salario minimo a 9 euro lordi l’ora alla lotta ai ‘contratti pirata’; “riduzione delle tipologie contrattuali e ripristino del meccanismo delle causali previsto dal decreto Dignità; stop stage e tirocini gratuiti, stabilendo un compenso minimo, taglio totale dell’Irap per tutte le aziende e taglio del cuneo fiscale sia dal lato dei lavoratori sia da quello delle imprese”.

“L’Italia e l’Europa sono a un bivio storico. L’esito di queste elezioni politiche determinerà il futuro del nostro Paese e gli equilibri politici del nostro continente. Il 25 settembre 2022, le elettrici e gli elettori dovranno scegliere tra due visioni del mondo diametralmente opposte”.

Enrico Letta non usa mezzi termini con l’AGI e sottolinea la posta in gioco alle elezioni di domenica prossima. Rilancia il programma dem, la necessità delle riforme e l’impegno sui diritti civili. La contrapposizione con il centrodestra è il punto di partenza del segretario del Pd: “Da una parte, la volontà di continuare il percorso che abbiamo faticosamente costruito per l’Italia in questi anni, fondato su stabilità, investimenti e riforme ambiziose. Dall’altra l’egoismo di chi ha messo al primo posto gli interessi di partito e i calcoli elettorali facendo cadere il governo Draghi”.

E ancora: “Da una parte l’aspirazione a costruire un modello di sviluppo inclusivo, che investe sulle reti di prossimità e di solidarietà, di accoglienza e inclusione, per generare benessere e ridurre le disuguaglianze. Dall’altra, il cinismo di chi cavalca paure e solitudini, aprendo costantemente nuove ferite nella nostra società”.

Calenda e Renzi a Napoli alla Stazione Marittima fanno il botto con il Terzo Polo.

«In questa campagna elettorale – argomenta il leader di Azione – M5s e Pd hanno dato un’immagine del Sud in cui io, che sono per tre quarti meridionale e napoletano, non mi riconosco, cioè l’idea che i problemi del Sud si risolvano con il Reddito di cittadinanza e 900 mila assunzioni nella pubblica amministrazione. Non è questa la strada». Quale, allora, l’ancora di salvezza per il martoriato Mezzogiorno? «La strada è fare il Pnrr, investire ogni euro disponibile sulla sanità, perché i dati della sanità sono disastrosi, oltre a investire sull’istruzione e fare quello che abbiamo fatto al governo». Nel caso di una vittoria del centrodestra, Calenda prospetta tempi cupi per l’Italia nel contesto europeo: «Il problema dell’Italia governata dalla destra è che l’Italia va fuori dai Paesi di testa dell’Europa, perde il controllo del Pnrr, perde il controllo dello scudo sullo spread della Bce. Questo determina il fatto che l’Italia rischia veramente l’osso del collo». «Si tratta di una coalizione – afferma – che si odia su tutto, una coalizione che ogni giorno ne spara una. Ieri Salvini sul potenziamento delle Province, oggi un milione di persone in piazza. Non se ne può più. Qui bisogna andare avanti con un Governo serio, di larga coalizione, possibilmente con Mario Draghi, sicuramente con quell’agenda lì, questo è il lavoro che va fatto. Altre alternative per l’Italia sono prendere un muro in faccia».

Ieri a Milano il leader di Italia Viva, oggi al Gianicolo insieme a Calenda, chiudono ufficialmente la campagna elettorale.

Agi

Da AslimItaly

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